STOP TASSA ETICA

 

Ultimissimi giorni per firmare! Firma anche tu per un fisco equo e per uno Stato laico, contro la censura all’arte e la discriminazione morale dei lavoratori.

La cosiddetta “tassa etica” (quella sovrattassa del 25% applicata in Italia ai ricavi del settore adult e del materiale pornografico) è la dimostrazione acclarata dell’ipocrisia di sistema.

Lo Stato che condanna moralmente il piacere, ma poi vuole la sua fetta sugli introiti di chi lo produce. E non si accontenta di una piccola percentuale.

Prima di addentrarci nel parlare del giusto o dello sbagliato, iniziamo a capire cosa diavolo sia questa tassa:

Cos’è la Tassa Etica?

Introdotta in Italia con la Legge Finanziaria del 2006, si tratta di una sovrattassa del 25% che si applica in aggiunta all’IRES ordinaria (l’imposta sul reddito delle società, che è al 24%).

Chi viene colpito da questa tassa finisce per pagare un’aliquota complessiva sui profitti che sfiora il 49%.

Chi deve pagarla?

La tassa colpisce le società e gli operatori economici che producono, distribuiscono, vendono o rappresentano:

  • Materiale pornografico (video, foto, riviste).

  • Servizi a pagamento via web, telefono o TV dedicati all’adult (inclusi i canali pay-per-view e, potenzialmente, le piattaforme di abbonamento se strutturate societariamente in Italia).

  • Oggetti e beni legati al settore (come i prodotti venduti nei sex shop).

  • Servizi esoterici (maghi, cartomanti e veggenti).

C’era anche un altro settore che doveva essere colpito, ovvero i media e gli spettacoli che incitano alla violenza.

Ma per far partire la tassa sulla violenza, il Ministero dell’Economia avrebbe dovuto emanare un regolamento tecnico (il cosiddetto decreto attuativo) per definire con precisione chirurgica cosa costituisse “violenza gratuita” o “incitamento” e cosa no.

Quel decreto non è mai stato scritto né firmato. Provate a pensare a qualsiasi film o videogame… un’impresa impossibile da gestire. Loro si sono salvati.

Perché esiste? (Le due facce della medaglia)

Per capire perché è stata introdotta, bisogna scindere la versione ufficiale dello Stato dalle motivazioni reali di natura economica.

1. La giustificazione ufficiale: La “Morale” e il Sociale

Secondo i promotori della legge, l’obiettivo era duplice:

  • Disincentivo sociale: Scoraggiare la diffusione di materiale ritenuto “eticamente dannoso” o degradante per la società.

  • Solidarietà: I proventi raccolti dovevano originariamente confluire in un fondo speciale (il Fondo per gli interventi di solidarietà) destinato a sostenere le famiglie in difficoltà, i minori e a contrastare le dipendenze.

In pratica: “usi il corpo per fare soldi? Allora finanzi chi ha bisogno”.

Diciamo che i buoni propositi all’italiana passano sempre grazie all’abilità di chi introduce temi pro-popolo e denaro per i bisognosi, lasciando sognare coloro che amano l’ipocrisia e le promesse della politica. Ma andiamo avanti.

Lo Stato guardone e la grande ipocrisia della Tassa Etica

Lo Stato italiano è un guardone.

È quel tipo di soggetto che si copre gli occhi con una mano per finta pudicizia, ma allunga l’altra per incassare.

Parliamo di una sovrattassa colossale del 25% che colpisce chiunque decida di fare business con il corpo, il piacere e l’erotismo. Un pizzo morale su chi lavora nel settore adult.

Siccome esiste un pubblico pagante, lo Stato pretende la sua parte per lavarsi la coscienza.

Funziona così: ti dicono che quello che fai è moralmente discutibile. Ti dicono che il materiale pornografico o l’erotismo spinto sono il “male”. Però, quando c’è da fare cassa, quel male diventa fottutamente accettabile. Purché si paghi la tassa sul peccato.

Il mio punto di vista può non piacere ed essere discutibile, però pensateci un attimo. Vi creo una visione banale e distopica per farvi capire come la vedo:

Ormai stiamo raggiungendo uno status di salutisti estremi alla ricerca della forma perfetta. Dato che le università hanno sfornato dietologi e nutrizionisti come se non ci fosse un domani, il concetto è passato come “normalità”.

Allora lo Stato potrebbe decidere che i pasticceri, i ristoranti e tutti coloro che vendono carboidrati complessi verranno tassati in quanto “venditori di cibo non etico e non salutare, atto a tentare e ledere la forma dei cittadini”.

Come risolviamo? Applichiamo una bella sovrattassa del 25% e facciamo cassa. Tanto loro dovranno lavorare per vivere, quindi la pagheranno per forza. Ecco creato un introito perfetto e duraturo a discapito di panettieri, pizzaioli, pasticceri e ristoratori.

Ripeto, è una storiella distopica, va presa per ragionare… speriamo non si avveri mai. Ma andiamo avanti.

Questa non è etica. È ipocrisia monetizzata.

Vogliono tassare la libertà delle persone. Vogliono mettere una sovrattassa sul piacere. Il tuo piacere, il mio e quello di tutti.

Come se l’eccitazione, l’arte di spogliare un corpo e la lussuria consensuale fossero colpe da espiare compilando un modulo F24 più salato.

Se faccio pornografia e pago allora la posso fare, però non è una cosa etica. Però te la facciamo fare. Potrebbe infastidire qualcuno, non è buoncostume. Vabbè, versa il 25% in più sui tuoi guadagni e noi chiudiamo un occhio.

Quindi fanculo l’arte, al diavolo la bellezza e tassiamo le seghe e l’eccitazione. È un grande business. Che costoro emigrino altrove, qui c’è la tassa etica! Però quei soldi ci servono!

Chi lavora nell’adult, chi crea contenuti, chi offre un’alternativa artistica e carnale come facciamo noi su Fansly, OnlyFans ed altre piattaforme dedicate, non sta rubando niente a nessuno. Crea valore, crea connessione, offre una via di fuga dal perbenismo quotidiano. È lavoro, è la nostra forma d’arte!

Eppure, se uno decide di lavorare nel mondo dell’adult, viene trattato come un imprenditore di serie B. Però spremuto come un riccone o come qualcuno che ha rubato qualcosa.

Il vero problema, a mio umile avviso, nasce proprio dal principio di libertà. La pornografia ed il sesso esplicito sono semplicemente arte, e chi non lo capisce non può giudicare.

Creare qualcosa nel mondo dell’adult, per chi sappia cosa vuol dire lavorare dietro un obiettivo, significa ore ed ore di lavoro, persone da pagare, costi… tutto per creare un prodotto.

È a tutti gli effetti un prodotto! Confermato dal fatto che si possa acquistare oppure no, che si possa evitare e che se non piace il settore, basta non cercarlo.

Eppure, siccome c’è richiesta e scopare piace a tutti, ma proprio a tutti, lo si guarda. Lo si esplora. Lo si utilizza per eccitarsi.

Tu che adesso mi vuoi dare torto, mi vuoi far credere che un giro su Pornhub non te lo sei mai fatto? Sì, ci credo!

I produttori che contano scappano

Chi fa (o faceva, purtroppo) business sul serio non si fa tosare da uno Stato ipocrita.

Il risultato di questa crociata morale è scontato, quasi banale: la fuga dei capitali.

I grandi produttori, le aziende dell’adult e le piattaforme che muovono milioni di euro non restano certo in In Italia a farsi svenare. Non regalano quasi la metà dei loro profitti a un fisco che li disprezza di giorno e li tassa di notte.

Prendono baracca e burattini e spostano le sedi legali all’estero. Spagna, Malta, Svizzera, Inghilterra ed altri Stati che li accolgono a braccia aperte.

Paesi dove l’erotismo e il materiale pornografia non sono visti come un peccato da espiare con un pizzo di Stato, ma come un’industria seria. Un mercato che produce lavoro, tecnologia e fatturato, e che merita lo stesso rispetto fiscale di qualunque altro settore.

Così, mentre i politici si riempiono la bocca di etica e moralità per compiacere l’elettorato più bigotto, l’Italia perde tutto. Perde le tasse ordinarie, perde l’IVA, perde i posti di lavoro e cancella lo sviluppo di un indotto tecnologico immenso.

Chi rimane? Rimangono i piccoli creator che non hanno ancora la forza di delocalizzare, o chi è costretto a navigare nell’ombra per non affogare tra i moduli del fisco.

La “tassa etica” non ha moralizzato un bel nulla. Ha solo regalato miliardi di euro di fatturato ai nostri vicini europei, dimostrando che l’ipocrisia, alla fine, è sempre un pessimo affare.

Detto questo, siamo in Italia ed io sono italiano. È facilissimo dire: “Cazzi loro, che si arrangino… vadano a lavorare come ci vado io tutti i giorni e faccio fatica”.

È proprio questo il punto: anche tu che stai lavorando sei già ultra tassato. Ora immagina se ti applicassero un’ulteriore tassa su quel poco che ti rimane. Ti sembrerebbe giusto?

Chiudo e, se pensi che la libertà ed il lavoro siano un diritto di tutti, ti invito a firmare

Si parla di libertà. Si parla di lavoro. Si parla di artisti.

Senza questi elementi, non siamo niente.

Firma qui per dire NO alla tassa etica: 👉 https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5600018

Dom

Share the Post:

Related Posts